UNA STRATEGIA MNESTICA PER RICORDARE PIU' PAROLE

 

 

 

In questo articolo verrà riportata una ricerca molto interessante pubblicata da Oliver et All in una rivista psicologica estera su come incrementare le strategie di memoria.

 

 

Una Strategia Mnestica per ricordare più parole.

 

 

 

 

Alcuni autori hanno studiato l’effetto della capacità immaginativa sulla memoria.

 

L’immaginazione mentale è uno strumento per migliorare la memoria e ridurre i falsi ricordi, come dimostrano alcune nuove ricerche.

Le persone in questo studio alle quali veniva chiesto di creare immagini a partire da alcune parole erano molto più abili poi nel ricordarle.

Le immagini aiutano inoltre ad evitare false memorie.

Uno degli autori di questo studio  ha detto:

“Creare immagini ha migliorato la memoria dei partecipanti e li ha aiutati a commettere meno errori indipendentemente dal tipo di lista che gli veniva data”.

 

Le false memorie possono essere legate alla dimenticanza della fonte del ricordo stesso.

Ms Oliver spiega a riguardo:

“Noi non siamo bravi nel giudicare e selezionare le fonti dei nostri ricordi. Queste liste di solito riportano alle persone una parola che non hanno realmente studiato, così finiscono erroneamente per ricollegarle a  parole studiate e conosciute simili a quelle proposte nella lista.”

Per la ricerca, ad un gruppo era stato detto di usare l’immaginazione per ricordare la lista di parole mentre all’altro era stato chiesto semplicemente di ricordare le parole.

L’autore aggiunge:

“ll nostro studio suggerisce che servono istruzioni più dettagliate sulla capacità immaginativa per contribuire a filtrare i falsi ricordi durante un test di riconoscimento dove le false memorie sono tipicamente molto numerose".

 

Le persone dovrebbero creare immagini dettagliate con caratteristiche uniche e specifiche per evitare falsi ricordi durante l’esecuzione di test di riconoscimento come vero/falso o domande multiple dove si è tentati da “esche” stimoli distraenti e possibili falsi ricordi”.

The study was published in The Journal of General Psychology (Oliver et al., 2016). 

 

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